nascosto sotto le coperte. la pioggia gelata batte un ritmo difficile da seguire. più in la, dai tetti, arriva la nenia di una zampogna natalizia, i miei pensieri giocano al torero e al toro. a volte ti serve un torero. delle altre un toro che carica. domani lascio milano.dopo sette anni. vorrei ringraziarla per quello che mi ha dato e per quello che mi ha tolto. lo faccio qui e qui ringrazio tutti a milano, uomini e donne che mi hanno tenuto per mano. torno in Sicilia.
commiato
nella mia stanza d’albergo
stamane
il sospiro ortodosso di Skopje
l’odore del kebab
e il fiato di rakija
parlavamo di musica
quando il chitarrista mi ha chiesto
dove fossi stato per tutta
la sua vita
Toni che imbraccia le corde
con gli ottoni degli zingari
e ha il sorriso dell’addio
mentre il fiume Varda si lascia attraversare
da un ponte di pietra
fino alla città turca
dove il vecchio liutaio
ricama la tampura
la zurla e
il tapan
affronterò il commiato
nella danza dello zoppo che sono
rubandovi un pezzo di felicità
che non saprò mai come ripagare
prima che l’Europa vi faccia a pezzi
amici miei di macedonia
cesare basile
Giovane, ubriaco e suonavo in una band di rock and roll
Mi ha svegliato la sete. Dopo non sono più riuscito a dormire. L’orologio sul cellulare segna le sei e mezza. Milano per strada è già in movimento. I tram. Le auto. Nessuna voce. Al mattino presto non si sentono le voci degli uomini a Milano. Solo le cose in movimento. La macchina ricomincia a battere e in lontananza l’eco di un martello su un tetto, da qualche parte. Alla ricerca del sonno mi trovo piuttosto a giocare una partita coi ricordi che improvvisamente si mettono a rimbalzarmi nel cervello. E’ il festino dei blues. Quest’ora appartiene a loro. Piccoli e sguaiati spiritelli di vecchia compagnia. Mi portano in giro acquattati negli angoli di questa mansarda. Mio padre che mi aspetta alla stazione centrale di Milano, ventanni fa,era Settembre e faceva già freddo,era mattina presto. Io che ritorno da Berlino senza un soldo in tasca con il biglietto scroccato all’ambasciata Italiana. Mi sposo, gli dico, mi sposo con una ragazza di Berlino Est che vuole andarsene via da quel posto. L’ho sposata. Il Muro è caduto qualche mese dopo. L’unico matrimonio della mia vita si è consumato in un vecchio palazzo di Berlino Est insieme a gente che non avevo mai visto, come mia moglie del resto, conosciuta il giorno delle nozze. Mi aveva parlato di lei un’amica dell’Ovest. E io le avevo detto:certo che la sposo. Giovane, ubriaco e suonavo in una band di rock and roll. Non potevo non farlo. Avevo provato a incontrarla ma le guardie di frontiera mi avevano bloccato alla stazione della Friedrichstrasse, perquisito, trovato con in tasca una richiesta ufficiale di matrimonio con la mia firma. Dove hai conosciuto questa ragazza? Mi chiedono. A un concerto di Rod Stewart in Ungheria, rispondo. Sono rimasto chiuso in una stanza con tavolo e sedie bullonate al pavimento. Nudo e senza documenti. Ho preso due ceffoni e mi hanno rispedito indietro. Alla fine l’ho sposata. Ci eravamo scritti finte lettere d’amore per mesi a documentare la nostra relazione. La festa fu indimenticabile. Prenzlauerberg, Berlino Est, affogava nella birra. Sono tornato a trovare mia moglie il giorno dopo. Non potevo fermarmi a dormire, avevo un permesso per il matrimonio che scadeva a mezzanotte. Sono tornato il giorno dopo e l’ho trovata seduta sul tetto insieme a un paio di amiche. Che fate quassù? Le ho chiesto. Ci veniamo sempre quassù sui tetti,mi dice,da quassù il Muro non è così alto. Poi abbiamo fatto l’amore. Io stavo appena cominciando a capire cos’era tutta quella storia.
cesare basile
con le sue parole
per Alda Merini
la giovinezza me la sono mangiata
non facevamo niente
non aspettavamo nessuno
eravamo entrati per morire
ma Dio mi ha assolta
e il Diavolo mi ha fatta uscire
non ho mai sognato un uomo nudo
tutti incravattati
dovevo avere un’innata castità
poi il male che viene dopo l’amore
ha serrato il dilemma
saremo comunque dei cretini sorridenti
o donne d’armi che
s’impiccano in cella
cesare basile
per cause da accertare
pensa se fossimo tutti morti per “cause da accertare”. Dei cadaveri che si tengono il loro sudario sul volto perchè hanno vergogna di se stessi. Di come sono stati ridotti. La vittima che ha vergogna di ciò che è diventato il suo corpo, di come qualcuno ha macellato il suo corpo, l’agnello che cela la ferita…pensa se fossimo tutti morti per “cause da accertare”…
cesare basile
di botte
Stefano Cucchi è morto ammazzato di botte. E’ morto come un tossico. Come muore la feccia. Come si muore ammazzati. Senza nessuno accanto. E gli è toccato morire da cane mentre tutt’intorno i “signori” si dilettavano in chiacchiere, cazzi in culo e questione morale. Il potere è la vera questione morale che non abbiamo il coraggio di affrontare. L’esercizio del potere e i suoi esercizi.
cesare basile
Pensando a “Termopili” di Carver
Combatteremo all’ ombra
le ho detto alle Termopili
lisciandomi i capelli
con la brillantina
perché
morire d’ amore
non è che mezza morte
in fondo
e allora
facciamola completa
cesare basile
intro
…guardarsi intorno rigirando come pale di mulino a volte cadenzate dal vento che ti soffia dentro gli angoli come nei fori dell’armonica ancora una canzone priva di punteggiatura eppure scandita dal ritmo dell’ansia…
cesare basile